Cutting Jewels

Una tradizione che si tramanda nel tempo


Nel 1910 mio nonno Gino Gherardi si trasferì a Roma. Aveva costruito il suo bagaglio di esperienza presso la scuola orafa fiorentina ovvero imparando il mestiere presso i laboratori di Ponte Vecchio a Firenze e decise di aprire un laboratorio di oreficeria a Roma. Suo figlio Diderico (mio padre) ed io abbiamo continuato ed arricchito la sua arte fino ad arrivare ai giorni nostri. Ho iniziato la mia attività di orafo nel 1962 part-time, infatti studiavo e nel pomeriggio, finiti i compiti, andavo al laboratorio di mio padre. Preferivo andare al laboratorio che andare a giocare con i miei compagni di scuola. Nel 1967 ho lasciato la scuola e mi sono dedicato a tempo pieno al lavoro, imparando, sotto la guida di mio padre, ad utilizzare tecniche antiche e moderne per costruire, in modo totalmente artigianale, gioielli di alto livello artistico su disegno esclusivo.

Mi ritengo un uomo fortunato, non certo dal punto di vista economico ma per tutto l'insieme di fatti e situazioni che il destino mi ha permesso di vivere. Credo di poter dire di essere stato veramente fortunato nel poter fare un lavoro che amo, che non mi pesa e non mi fa sentire mai la stanchezza. Sono uno dei pochi che considera la domenica o le ferie una non gradita interruzione a ciò che più mi piace fare (infatti adesso che i figli sono grandi mi accorgo che è domenica o che ci sono le ferie solo perché i negozi sono chiusi!!). Vorrei essere ricco, molto ricco, in modo da poter veramente lavorare, ma non per gli altri. Vorrei poter lavorare solo per fare gli oggetti che piacciono a me, senza dover pensare al problema di doverli poi vendere.

Ma le mie fortune non finiscono qui. La vita mi ha fatto incontrare Elisabetta, una donna intelligente e positiva che con un mio piccolo ma molto valido aiuto ha dato al mondo Matteo e Marta. Altri due gioielli che si aggiungono alla mia collezione di valori.

La mia passione per i coltelli si fa sentire molto presto. All'età di 9 anni costruisco alcuni coltelli ed un'ascia di legno che riproducono le armi caratteristiche degli Indiani d'America. Il coltello è l'arma/utensile più antico che l'uomo abbia mai costruito. Ma la cosa più interessante e quasi incredibile è che da quando è stato concepito e costruito (migliaia e migliaia di anni fa) ad oggi ha mantenuto le stesse identiche funzioni. Non esiste altro attrezzo, arma o utensile così antico che abbia una simile caratteristica. Forse è questa sua valenza ancestrale che lo rende così affascinante. Ed io ho subìto questo fascino.

Nel 1986 ormai esperto oltre che appassionato orafo, unisco le mie capacità tecniche al mio antico amore. Partendo da lame antiche e moderne, comincio a creare impugnature, foderi e guarnizioni di mio disegno. Mi ispiro a periodi in cui le armi bianche avevano un'importanza fondamentale per la sopravvivenza e spesso rappresentavano, in base alla loro ricchezza e bellezza, lo status-symbol di allora. Utilizzo principalmente lame antiche, ma non sempre.

Alcune volte, quando non trovo ciò di cui ho bisogno, mi piace realizzare anche la lama, e direi con notevoli risultati. Altre volte le faccio costruire da ottimi artigiani miei amici partendo da un mio disegno. Preferisco l'estetica al tecnicismo e costruisco coltelli che prediligono essere ammirati e collezionati. Sarebbe possibile anche utilizzarli in modo pratico, in quanto robusti ed affidabili, ma che senso avrebbe?

Le tecniche che utilizzo per costruire i fornimenti dei miei coltelli sono varie: si può partire dal metallo o dalla cera. Per me la lavorazione di quest'ultima è più affascinante e creativa in quanto offre maggiore libertà di attuare le proprie idee senza dover raggiungere dei compromessi. Spesso seguire un disegno con il metallo è difficile se non impossibile, in ogni caso si incontrano dei limiti che non ci sono quando si lavora con la cera e questo è un grande vantaggio. Tramite la tecnica della fusione a cera persa, infine, il modello si trasforma in metallo, che può essere quindi martellato, inciso, cesellato, traforato, ornato con pietre o particolari di altro metallo, ecc. ecc.. L'unico limite è la fantasia, e certamente non mi manca.

Quando vendo qualcuna delle mie creazioni, per me è come staccarmi da un pezzo di me stesso. La cosa che mi riempie di soddisfazione non è vendere ma fare. Per me vendere è necessario per sopravvivere. Creare è indispensabile per VIVERE. Quando costruisco un coltello, il mondo che mi circonda si annebbia, i rumori si attutiscono.... entro in una dimensione tutta mia, che mi fa sognare e viaggiare nel tempo e nello spazio. Lavorare sulle mie creature è come una sana droga che mi isola dalla realtà. Trovare delle difficoltà tecniche è come incontrare nel mio cammino una montagna e capire che la parola "insormontabile" non esiste.

Il mio carissimo amico Bruno Tavani artista ed artigiano, dice che faccio i coltelli e poi li nascondo come se non li volessi vendere. Ma io nei miei lavori ci metto un pezzetto della mia anima e allora come si fa a vendere un pezzo della propria anima, quanto vale e qual è il suo prezzo? Penso che Bruno abbia ragione e credo che se fossi ricco dal mio vocabolario cancellerei anche la parola "vendere". Quando nel mio lavoro di orafo una cliente mi ordina un lavoro, la seguo nelle sue richieste e cerco di andare incontro più possibile ai suoi gusti ed alle sue esigenze. Non lo farei mai per i coltelli.

Prerogativa fondamentale della mia produzione è la assoluta singolarità dei miei pezzi che, nella quasi totalità dei casi, creo esclusivamente in esemplari unici ed irripetibili.

 

Da bambino

La mia passione per i coltelli è cominciata molto presto.
Ero molto piccolo, circa 6 o 7 anni, e quando nei films vedevo coltelli, spade o qualunque altra arma bianca ero da loro molto attratto ed affascinato. Solo a 9 anni, però, ho cominciato a pensare di costruire qualcosa. Riuscire a realizzare con le mie mani oggetti che prima erano nella fantasia e nei sogni ha aperto nuovi orizzonti nella mia vita. E' iniziato proprio in quegli anni il cammino che ha fatto di me quello che sono ed ha condizionato il mio modo di vivere che ancora mi accompagna.
L'attrezzatura di cui disponevo non era molta: un seghetto per il legno, qualche lima, una raspa, molta carta vetrata e tanta, tanta pazienza. Mio padre a quei tempi aveva altre cose a cui pensare e non perdeva certo tempo con me. Quindi tutti i miei lavori li ho progettati ed eseguiti partendo dal nulla.
Pezzi di legno trovati per strada, bastoni di scope, pezzi di pelle ricavati da borsette di mia madre rovinate e non più recuperabili erano le materie prime di cui disponevo. Un buon fornitore di legno pregiato era mio zio Peppino. Era un grande architetto (l'arch. Giuseppe Vaccaro) e spesso le righe di ottimo legno con le quali lavorava, con l'uso quotidiano, si rovinavano. A questo punto intervenivo io che davo al loro legno una seconda vita.
Avevo molta pazienza e molto tempo, ma avevo pure l'artigiano nel sangue. Per me era più piacevole ed importante passare le giornate al mio "tavolo da lavoro" che andare al mare o a giocare con gli amici. Nella casa della mia infanzia questo tavolo stava in terrazzo. D'estate c'era l'ombrellone e d'inverno mi coprivo molto bene. In casa era assolutamente proibito far polvere!
Purtroppo alcuni pezzi che ho fatto in quel periodo sono andati persi nei vari traslochi che ho dovuto fare. Per me è stato un dolore incredibile. Non avevano alcun valore ma erano le mie creature. In loro c'era una parte di me. Mi rimangono solo i disegni e neanche tutti.
I miei punti di riferimento erano gli eroi che riempivano i racconti delle storie del vecchio West. In particolare gli esploratori e gli Indiani. Non amavo i soldati yankee. Già a quei tempi avevo intuito che non stavano dalla parte del giusto. Erano tempi in cui il bianco era il buono e l'indiano il cattivo almeno secondo la propaganda Hollywoodiana che cercava di giustificare i massacri e le stragi perpetrati ai danni degli Indiani nativi. Ma io non ci credevo e il tempo mi ha dato ragione: la verità è, alla fine, venuta fuori ed era ben altra.

 

        

        




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